Pareidolia, lens flare, orbs: quando le foto ingannano

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  • 24-11-2016
  • di Andrea Berti
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Figura 1
Da ormai un anno è attivo il Gruppo Indagini del CICAP, al fine di rispondere, in tempi brevi, alle numerose segnalazioni che giungono al Comitato da tutte le parti d’Italia. Le richieste, come potrete immaginare, spaziano un po’ in tutti i campi d’indagine del paranormale e delle pseudoscienze. Alcune peraltro sono anche molto critiche nei confronti del CICAP per il nostro cinismo o la nostra scarsa apertura mentale (sì, anche di te che ora stai leggendo) nei confronti di quei fenomeni che, a detta dei richiedenti, non possono essere compresi dalla scienza ufficiale.

Queste segnalazioni mostrano quanto diffusa sia ancora oggi la tendenza a credere all’esistenza di fantasmi, mostri, poteri e forze sovrannaturali, ma anche a superstizioni locali, o a “rimedi della nonna”. Resta il fatto che, grazie al lavoro che è stato svolto in tutti questi anni, moltissime persone hanno sentito parlare del Comitato e, nel dubbio, si rivolgono a noi per un parere, per essere aiutate nella risoluzione di un mistero o, più raramente, per chiederci di testare le loro (presunte) capacità.

In molti casi si tratta di analizzare qualche foto misteriosa, cosa non troppo complessa grazie anche al prezioso contributo di quei soci CICAP che mettono a disposizione del Gruppo Indagini il loro prezioso tempo e le loro conoscenze; in altre situazioni, invece, si è reso necessario dirottare il tutto al Gruppo locale più vicino per un’analisi più diretta sul campo.

Le risposte fornite in seguito alle indagini sono sempre state accolte con entusiasmo da chi ci ha interpellato: e il fatto che le persone scelgano di non fidarsi di un certo dispositivo, capiscano di non avere il fantasma del prozio che gironzola per casa o realizzino perché quello che hanno fotografato in giardino non è un UFO, è la ricompensa più grande per noi. In questa rubrica racconteremo i casi più interessanti, per fornire al lettore – che per un motivo o per l’altro non ha mai potuto cimentarsi in una vera indagine cicappina – la possibilità di “rivivere” i fatti descritti e, nello stesso tempo, acquisire qualche strumento in più nel caso si trovasse di fronte a fenomeni simili.

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Figura 2
Cominceremo con tre casi che, anche se diversi tra loro, riguardano le cosiddette “foto mysteriose”, cioè quelle in cui qualcuno vede particolari strani quali UFO, fantasmi o cose alle quali non riesce a dare un significato. Come è noto, ogni giorno viene scattato un numero impressionante di fotografie per le ragioni più svariate; se in passato era il fotografo a fare una prima scrematura degli scatti venuti male (sfocati, sovra o sottoesposti, ecc.), oggi questo non accade più e ci si ritrova facilmente tra le mani fotografie che, per i non addetti ai lavori, possono far pensare di aver trovato la prova dell’esistenza di qualcosa mai visto prima. È quello che è successo, ad esempio, al signor Diego L. (non menzioniamo la località né i volti presenti nelle immagini, per rispetto del volere dell’autore della segnalazione) quando si è accorto di un particolare inquietante su una fotografia che aveva scattato tempo addietro (figura1); l’immagine ritrae i suoi amici, alcuni dei quali già scomparsi. Si tratta di un’immagine serena di persone sorridenti ma Diego, probabilmente guardando e riguardando quella foto, nota la presenza di uno strano volto sullo sfondo (indicato dalla freccia nell’immagine) e ci chiede se possa esistere una relazione fra tale “presenza” e la sorte toccata ai suoi conoscenti.

Si tratta in realtà di pareidolia, la tendenza a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini ambigue. Nello specifico, osservando la foto originale, si vede che tale volto è il risultato della sovrapposizione di due strutture principali presenti: una rete divisoria per animali (si tratta in effetti di un pollaio) e una finestra lasciata aperta oltre la suddetta rete, il tutto illuminato dalla luce proveniente dall’esterno. Questi elementi, uniti al fatto che in quella zona l’immagine non è perfettamente a fuoco, contribuiscono alla creazione di un volto diabolico, un’illusione che ha fatto sorgere al signor Diego dubbi e paure.

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Figura 3
Passiamo al secondo caso che riguarda invece un effetto ottico particolare ma molto comune quando si usa una fotocamera: il lens flare. Esso si presenta sulla fotografia come un bagliore anomalo che può assumere anche forme geometriche abbastanza regolari; lo si ottiene facilmente se si fotografano forti fonti luminose (come fari, lampioni, il sole, ecc.) ed è prodotto dalla riflessione della luce all’interno del sistema di lenti presenti negli obiettivi. Anche in questo caso, i non addetti ai lavori possono scambiare questo fenomeno per qualcos’altro, quasi sempre un avvistamento di UFO. Come dar loro torto? Alcuni lens flare sono davvero straordinari! Nell’immagine qui sotto (figura2) si vede appunto uno di questi effetti ottici; la foto è stata scattata dal signor Daniele D. durante una visita ad Assisi. Dopo aver ripreso il paesaggio notturno della città, dalla piazza della Basilica di Santa Chiara, Daniele si accorge che nell’immagine è presente uno strano oggetto luminoso che si staglia sul cielo notturno dello sfondo. È importante notare che tali oggetti misteriosi vengono sempre osservati sull’immagine e mai a occhio nudo. La forma in questione ricorda molto quella di una navicella spaziale e lascia stupito sia Daniele sia i suoi amici ai quali mostra lo scatto. La questione è abbastanza semplice: un lens flare è facilmente riconoscibile in quanto si posiziona in modo simmetrico, rispetto al centro dell’immagine, ad una forte fonte di luce presente. Come si vede in questa elaborazione (figura3), il nostro UFO non è altro che un lens flare causato dalla fonte luminosa in basso a destra, probabilmente uno di quei faretti che, di notte, illuminano i monumenti importanti delle nostre città.

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Figura 4
Anche per l’ultimo mystero abbiamo a che fare con un effetto ottico ben noto in campo fotografico, ma vediamo prima i fatti: il signor Sandro T. ci scrive chiedendoci un parere su una foto scattata durante il suo compleanno, spiegandoci che «nella foto ci sono io e la mia compagna Alessandra; mi sembra che ci siano delle sfere… da notare che io sento sempre vicino mia Mamma, e lei i suoi genitori». Nei cerchietti rossi, della foto qui riportata (figura4), sono evidenziate queste sfere misteriose. Esse vengono chiamate orbs e il CICAP se ne è già ampiamente occupato in passato[1]. In breve, si tratta di aloni di luce causati da minuscole particelle di polvere (o altre sostanze) in sospensione nell’aria. Avete presente quelle che si vedono in casa quando dalla finestra entra un fascio diretto di luce solare? Bene, bastano un buon numero di scatti fotografici per creare un bell’effetto. I corpuscoli in sospensione riflettono la luce del flash della macchina fotografica; alcuni di essi, essendo fuori fuoco, assumono una forma tondeggiante e semitrasparente, una impalpabile sfera di luce. Chi non conosce questo fenomeno cerca spiegazioni che, molto facilmente, sconfinano nel paranormale. Sarebbe bello avere la certezza di avere vicino i nostri cari che ci hanno lasciato; purtroppo, almeno in questo caso, non si tratta né di spiriti né – come pensano altri – della prova dell’esistenza di extraterrestri in miniatura.

Note