Origine del culto popolare di Vincenzo Camuso

La mummia divenuta quasi un Santo

  • In Articoli
  • 18-05-2021
  • di Nicola Miletti
img
Una cappelletta, illuminata anche di notte, alla periferia di un paese, affacciata sul panorama spettacolare delle valli dell’Ufita e del Calore. E attraverso la porta a vetri, tra ex voto, immagini sacre, suppliche e crocifissi, è visibile un corpo mummificato, che dalle orbite vuote sembra fissare il visitatore. Il belvedere dove è situato il tempietto è chiamato il “Muraglione”. Il paese è Bonito in Irpinia, a 40 km da Avellino. La mummia, per tradizione, è quella di Vincenzo Camuso, per i devoti zi’ Vicienzo. Un cadavere sopravvissuto all’azione impietosa del tempo.

image
Non meriterebbe più attenzione di altre reliquie disseminate lungo l’Italia se a renderla particolare non fosse l’appassionata, irrefrenabile devozione, nata in tempi relativamente recenti, degli abitanti del luogo. Il popolo, incredulo di fronte alla conservazione del corpo che ritiene inspiegabile, venera Vincenzo Camuso come un santo protettore e gli attribuisce virtù eccezionali.

In realtà la mummificazione naturale non è un avvenimento raro. Per particolari condizioni esterne e interne, il cadavere si disidrata velocemente e i tessuti si essiccano fermando la putrefazione. La causa può essere il clima caldo, secco e ventilato ma anche il freddo intenso, l’inumazione in terreni asciutti capaci di assorbire i liquidi, la presenza di muffe, la morte per emorragia, ischemia, avvelenamento, denutrizione.

Nel caso della mummia di Bonito le spiegazioni possono essere diverse secondo l’epoca del decesso. Ad esempio, nel '600 i morti per malattie infettive (tubercolosi, malaria, colera, peste, rabbia...) erano sistemati in una bara posta davanti a una finestra aperta. Quindi il clima e non Dio avrebbe creato questo santo. Nel '700, invece, i cadaveri erano posti su un sedile circolare di pietra, bucato al centro, in modo che i liquidi del corpo colassero via.

In giro per l’Italia sono conservate molte reliquie come questa: salme o parti di esse, vesti, strumenti del martirio, insomma qualsiasi cosa appartenuta a santi e beati. A tali resti vengono attribuiti poteri miracolosi, capaci di produrre guarigioni e concedere grazie. Anche se espressamente vietate dal Codice di Diritto Canonico, nei secoli passati, oltre a truffatori che sfruttavano l’ingenuità popolare, era la stessa Chiesa a crearne a migliaia di false per attirare i fedeli. E le parrocchie si andarono riempiendo di oggetti strani e bizzarri: la barba di Noè, il fazzoletto di Giuda, l’orecchio di san Pietro, 60 dita di san Giovanni Battista, 3 teste di san Giorgio, diverse culle di Gesù Bambino, almeno 10 prepuzi di Cristo, 3 calotte craniche di san Bartolomeo, 25 dita di sant’Elisabetta. Dell’unico chiodo della Croce portato da sant’Elena, nelle varie chiese d'Italia ve ne sono 32 repliche. E spesso sono esposti i corpi di santi in realtà mai rinvenuti.

Tornando a zi’ Vicienzo, della sua origine si sa poco o niente: né quando è stato ritrovato, né dove, né il nome. Si tratta del corpo di un uomo di media statura, con una dentatura giovanile, muscoli e ossa visibili attraverso la pelle disseccata. È seduto nudo, con gli arti inferiori stesi, quelli superiori leggermente piegati e le mani incrociate all’altezza del ventre. È senza capelli e sulla testa, girata verso destra, indossa un berretto.

Probabilmente la scoperta avvenne in seguito all’Editto di Saint Cloud, legge napoleonica che obbligava la riesumazione dei defunti sepolti nelle chiese. Analizzando i registri ecclesiastici Carlo Graziano, studioso bonitese nonché religioso, affermava che nel 1850 nell’ipogeo della chiesa dell’Oratorio “furono rinvenuti (...) due corpi integri in carne ed ossa”. Uno si deteriorò velocemente e fu sepolto. L’altro fino al 1952 era esposto in una nicchia di marmo all’ingresso della chiesa. Quando, il 21 agosto 1962, questa crollò per un terremoto dalla cripta fu ricavata l’attuale cappella.

Per quanto riguarda il nome, alcuni sostengono che, all’atto dell’esumazione, sul corpo vi fosse un biglietto col nome “Vincenzo Camuso”. Secondo le ricerche svolte dal Graziano nei registri comunali ed ecclesiastici quel nome era abbastanza diffuso. Potrebbe essere quel tale che nel 1727 pagava carlini 2 “sopra una picciola casella e in perpetuo 1 carlino l’anno per una metà di vigna”. O quello indicato nel Catasto onciario dell’anno 1752-53 come capofamiglia di 74 anni che teneva “un porco in uso di casa”. O il testimone a un processo del 1822 a carico di un tale Felice Miletti. O quel corpo potrebbe essere appartenuto al figlio di Nicola e Colomba Antonelli, morto a 27 anni nel 1856.

image
La nascita e la diffusione della venerazione non furono contemporanee al ritrovamento del corpo. Infatti negli scritti ottocenteschi di Leonardo Santosuosso e Odoardo Ciani su Bonito non vi è alcun cenno a Vincenzo Camuso. E si ha la sensazione che il culto fosse diffuso più tra il popolo che tra le famiglie altolocate. Secondo gli antropologi Lutzenkirchen, Petta e Villa il popolo bonitese, non riconoscendosi in san Bonito, patrono “imposto dall’alto dalle classi dominanti” (cioè dai duchi regnanti), ha indirizzato la propria devozione verso “qualcosa che avverte più vicina perché da esso creata”.

Con l’imporsi della devozione iniziarono a diffondersi testimonianze di visite in sogno e miracoli, nessuna documentata ma sostenute dalla granitica certezza dei fedeli. La fantasia popolare non poteva accettare la carenza di notizie storiche e quindi furono ideate storie più o meno credibili, fatte passare come “tradizione popolare”. Storielle via via diffuse e ingigantite anche da giornali e trasmissioni televisive in cerca di scoop.

Prima si iniziarono a raccontare misteriosi fenomeni che avverrebbero di notte nei pressi della cappella: folate di vento improvvise, spegnimento dei motori, voci misteriose, inciampi inspiegabili. Poi si venne a conoscenza di alcune sedute spiritiche durante le quali sarebbe apparso Camuso. Una donna spagnola incominciò a parlare in dialetto bonitese e rivelò di essere il “Beato da Bonito, 47 grazie tramite Padre Pio”, di essere stato astemio e ostetrico (improbabile perché le partorienti erano assistite solo da donne). Nel 1975 a Catanzaro Camuso apparve a una medium, che ignorava la sua esistenza, affermando: “La mia fine è stata brutta. Sono perito nella sciagura più brutta che possa esistere. Sono secoli passati sulla mia fine e non posso dirti altro”. Per questo è stato ipotizzato che la morte sia avvenuta in una delle frequenti epidemie che hanno colpito l’Irpinia (ad esempio la peste nel 1656 e nel 1837).

Tanti malati asseriscono di essere stati tenuti per mano da zi’ Vicienzo mentre venivano operati. Ancora di più le donne che dichiarano di essere state assistite durante il parto. E ancora raccontano di inspiegabili guarigioni di una bambina con una malformazione all’anca, di un bambino affetto da tumore al cervello, di un paziente che stava per essere operato allo stomaco che riferì di essere già stato operato nella notte da un medico presentatosi come Vincenzo Camuso di Bonito.

Testimonianze della devozione sono i tantissimi ex voto che decorano le pareti della Cappella che ospita la mummia. Una ragazza napoletana scrive: “Da molto tempo ho sofferto per un dolore al ginocchio che m'impediva di stare in piedi. (...) Il ginocchio fu guarito per grazia ricevuta dal Santo miracoloso Vincenzo Camuso che prego sempre”. In un altro biglietto si legge: “Con immenso amore da chi ti adora più d'ogni altra cosa. Ti ringrazio con tutto il cuore per ciò che continui a fare, non potrei ringraziarti abbastanza. Mi sono messa nelle tue mani sante e tu mi hai aiutato”. E ancora: “Aiuta mio fratello a stabilirsi con la mente affinché possa far crescere bene il piccolo G. e possa star bene insieme a noi ed alla moglie”, “Caro Zio Vincenzo, fa che le nostre cugine possano avere un bambino”, “Caro Santo (...) sto studiando per diventare attore. Dai, dammi quello che ci vuole, ed aiutami a farmi emergere”.

Allo stesso tempo si è andata diffondendo la sua fama di inesorabile vendicatore, tanto che non c’è mamma che non abbia cercato di atterrire i figli con la minaccia di una sua visita punitiva notturna. Guai a non dargli l’olio per la lampada, a non recitargli le preghiere, a bestemmiarlo, a mancargli di rispetto o, semplicemente, a mettere in dubbio i suoi poteri miracolosi. La punizione sarà inesorabile! Durante la notte il colpevole viene malmenato con la “paroccola” (un bastone nodoso), con le stampelle o, addirittura, con ossa umane.

image
Vincenzo Camuso - 3 novembre 2002.
Cosa che sarebbe accaduta, in epoca fascista, alla moglie del Podestà che aveva convinto il marito a far coprire la mummia con un telo, perché, a suo avviso, costituiva una vergogna per il paese e spaventava i bambini. Zi’ Vincenzo, arrabbiatissimo, una notte la colpì con un bastone mentre il marito le dormiva accanto tranquillo. E un muratore, impegnato nel restauro della Cappella, imprecò contro quello scheletro minacciando di buttarlo nel dirupo sottostante. Qualche minuto dopo sarebbe caduto lui nel burrone provocandosi varie fratture.

Il già citato Carlo Graziano, per sbeffeggiare l’istinto vendicativo di zi’ Vincenzo, disse: “Non ha ancora punito con una “paroccolata” questa mia mancanza di fede nei suoi poteri taumaturgici. Forse la sua azione vendicativa si limita ai bonitesi in patria. Quelli all'estero sono al sicuro. Fortuna mia!”.

Per concludere: se per alcuni i suoi poteri sono indiscutibilmente prodigiosi, per altri sono originati solo da aneddoti contraddittori e non verificabili. La Chiesa ha sempre mal tollerato questo culto popolare, chiamando Camuso “un’anima del Purgatorio”. Certamente non lo considera un santo: come tutti i defunti merita rispetto ma per la santificazione è necessario avere testimonianza di una vita vissuta cristianamente. E le grazie attestate dai devoti non sono documentabili. Ma i fedeli non hanno dubbi e continuano a invocarlo con fervore, convinti che possa esaudire grazie negate da santi ben più titolati. E lo definiscono “un’anima buona posta al fianco di Dio”.
accessToken: '2206040148.1677ed0.0fda6df7e8ad4d22abe321c59edeb25f',