Vita nel cosmo (enciclop)

Esistono altre forme di vita nell'Universo? Se limitiamo la ricerca al nostro sistema solare, cioè ai pianeti che ruotano attorno al Sole, compresi i loro satelliti e gli altri corpi minori e tralasciando naturalmente la Terra, la risposta è quasi certamente negativa. Ad esclusione di Europa (uno dei satelliti di Giove), su cui potrebbe esistere acqua allo stato liquido, anche se sotto uno strato di ghiaccio, su nessuno di questi corpi paiono esservi le condizioni affinché possa esistere la vita. Ma il Sole è soltanto una stella fra le moltissime di cui è costituita la nostra galassia, la Via Lattea, nella quale si trova in compagnia di almeno duecento miliardi di altre stelle. E nell'intero Universo le galassie stesse si contano a miliardi!

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A differenza di ciò che credevano gli antichi, oggi sappiamo che la Terra non si trova al centro dell'Universo; anzi, non occupa alcun posto particolarmente significativo. In più possediamo un'opinione verosimile riguardo al numero totale di stelle esistenti nel cosmo, e sappiamo che attorno a molte di esse potrebbero trovarsi uno o più pianeti. Siamo arrivati a conoscere la chimica alla base delle strutture viventi, scoprendo che si fonda sugli stessi principi che governano la materia inanimata. Inoltre abbiamo ottimi motivi per ritenere che le leggi di natura abbiano la stessa validità sia qui sulla Terra che in qualsiasi altro luogo, nel passato come nel futuro. Sebbene non si conoscano a sufficienza i processi che potrebbero avere dato origine alla materia vivente, le considerazioni esposte in precedenza portano la comunità scientifica a ritenere possibile che la vita non sia un'esclusiva del nostro pianeta, ma possa esistere (o possa essere esistita in passato) anche altrove.
A conferma di questa supposizione si può citare ad esempio come, grazie alla radioastronomia, sia stato possibile individuare l'esistenza di molecole organiche nelle lontane nubi interstellari. Questo non indica certo che si tratti di materia originata da esseri viventi, ma prova piuttosto che anche nello spazio si possono formare alcune sostanze che, sulla Terra, sono presenti nei processi biologici. Questo fatto volge a favore dell'ipotesi secondo cui, date le opportune condizioni e un tempo sufficiente, esisterebbe una tendenza naturale della materia inanimata a evolvere spontaneamente verso forme di vita elementari.
Affinché su altri mondi possano esistere organismi viventi simili a quelli che conosciamo, bisogna supporre che anche attorno ad altre stelle vi siano pianeti, e che (come nel caso della Terra) questi offrano le condizioni essenziali: un ambiente adeguatamente protetto, la disponibilità delle sostanze necessarie alla vita, una temperatura opportuna e - soprattutto - la presenza di acqua allo stato liquido. Sebbene a oggi non sia stato ancora possibile osservare direttamente alcun pianeta extrasolare, cioè un pianeta appartenente a una stella diversa dal nostro Sole, l'aumento delle capacità offerte dagli strumenti astronomici ha portato ad accumulare un buon numero di ottimi indizi in tal senso. Infatti, sono state individuate alcune decine di stelle che, con buona probabilità, possiedono almeno un pianeta di grandi dimensioni (come il nostro Giove), e forse anche qualche altro pianeta più piccolo. Fra questi, alcuni potrebbero avere caratteristiche simili alla Terra. Al momento della stesura di questa voce (novembre 2000) è stata da poco annunciata la scoperta di quello che potrebbe rivelarsi il più vicino pianeta extrasolare: grande più o meno come Giove, si troverebbe nell'orbita di Epsilon Eridani, una stella che dista solo 10,3 anni luce da noi.
Nonostante questi indizi, e tralasciando le espressioni di moderno folklore che derivano dal controverso fenomeno UFO, non esiste alcuna evidenza riguardo al fatto che altri corpi celesti siano realmente abitati da esseri intelligenti. Inseguendo quella che alcuni ritengono sarebbe la più grande scoperta scientifica di tutti i tempi, con importanti implicazioni sociali e religiose, nel 1960 l'astronomo Frank Drake ha avviato il famoso progetto SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence). L'idea è quella di utilizzare i più potenti radiotelescopi per individuare la presenza di un eventuale segnale inviato, volontariamente o meno, da una civiltà aliena sufficientemente evoluta, distinguendolo dalle molte emissioni radio di origine naturale provenienti dal cosmo. E' famosa anche la cosiddetta equazione di Drake, dove combinando diversi termini (numero di stelle idonee, frazione di stelle con pianeti, quantità di pianeti di tipo terrestre, e così via) si cerca di stabilire il numero di possibili civiltà intelligenti che potrebbero realmente esistere. E' interessante notare che, anche nei casi più pessimisti, il calcolo fornisce come risultato ben 10.000 civiltà tecnologiche presenti oggi nell'intero Universo.
Finora né il SETI né altri progetti da esso derivati hanno portato ad alcun risultato positivo. Tuttavia l'indagine prosegue con ostinazione, anche perché - come fa dire il compianto Carl Sagan al suo personaggio Ellie Arroway, la radioastronoma protagonista del romanzo Contact (e dell'omonimo film), "se non ci fosse nessuno, sarebbe un grande spreco di spazio".

Per saperne di piu:
  • Paul Davies, Siamo soli? (Laterza, 1998)
  • Elio Sindoni, Esistono gli extraterrestri? (il Saggiatore, 1997)
  • Isaac Asimov, Civiltà extraterrestri (Oscar Saggi Mondadori, 1994)
  • Carl Sagan, Contatto Cosmico - una prospettiva extraterrestre (BUR Rizzoli, 1985)
  • Piero Angela, Nel cosmo alla ricerca della vita, (Garzanti, 1980)
  • Edward Ashpole, SETI (GEO, 1990)
  • Piero ed Alberto Angela, Viaggio nel cosmo (Mondadori, 1997)
  • Gerhard Staguhn, Breve storia del cosmo (Salani Editore, 1999)
  • Hubert Reeves - Joël de Rosnay - Yves Coppens - Domminique Simonnet, La più bella storia del mondo (Oscar Saggi Mondadori, 1997)
  • Per i suoi contenuti scientifici è consigliabile anche il romanzo: Carl Sagan, Contact (Bompiano, 1986)
  • SETI Institute
  • Il radiotelescopio di Arecibo