Il ritorno delle fate

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©fl iker
Una sera d’inverno di qualche anno fa, G.F., un banchiere di Cesena, si trovava a viaggiare con la moglie sull’Appennino forlivese. La meta era la baita che i due possedevano all’interno della Foresta della Lama. Poiché aveva nevicato e la strada si faceva sempre più ghiacciata man mano che si saliva, il banchiere decise di fermare l’auto per montare le catene ai pneumatici. Mentre si apprestava a iniziare, l’uomo si accorse di non essere solo. A pochi metri da lui, nella neve fresca, c’era qualcosa.

Istintivamente, il banchiere prese il cellulare e scattò una foto con il flash. Nell’immagine sgranata si vede una creatura dalle sembianze umane, carponi, intenta forse a mangiare della neve. C’è solo un problema, la “creatura” sembra più piccola del normale e ricorda in tutto e per tutto un elfo, orecchie allungate comprese.

Il 2 agosto del 2001, si presentò al Comando Stazione Bagno di Romagna del Corpo Forestale il signor Pierluigi Ricci, voleva effettuare una denuncia molto particolare. Mentre si apprestava a bere da una fonte all’interno del Parco dell’Armina, raccontò il signor Ricci, si imbatté in «un essere alto circa 25 centimetri che ritengo essere uno “gnomo” dei boschi».

Ne diede quindi una descrizione piuttosto precisa: sembianze umane e abbigliamento composto da casacca azzurra, pantaloni marroni, stivali di pelo beige, cappello rosso e barba bianca. Uno gnomo da manuale.

Si tratta forse di scherzi o dei vaneggiamenti di qualche folle? Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato non sembrano pensarla così, dato che l’Adnkronos ha scovato una cartellina verde del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, aperta una quindicina d’anni fa, e che ha per oggetto proprio: “Gnomi e fate dei boschi”.

Contiene informazioni, segnalazioni e materiale fotografico relativo a presunti avvistamenti di creature misteriose nei boschi. Tutti quanti concentrati, curiosamente, in un’area ben precisa: l’Appennino tosco-romagnolo, in particolare nei dintorni di alcuni comuni come San Piero in Bagno e Bagno di Romagna.

«Alla Forestale arrivano segnalazioni di tutti i generi» spiega Stefano Cazora, capo ufficio stampa del Corpo Forestale dello Stato (Cfs). «In questo caso, allo gnomo si associa un guardiano della natura così come al Cfs si riconosce il ruolo di tutela ambientale».

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©adnkronos
Ma gli avvistamenti di fate e gnomi sono tutt’altro che una scoperta contemporanea. L’origine delle fate si fa risalire alla figura delle Parche della mitologia classica, altrimenti dette in latino “Fatum”, ed è nel Medioevo che il loro aspetto si trasforma in quello di fanciulle con copricapo a punta. L’aggiunta delle ali arrivò solo in epoca vittoriana.

Ed è di poco più tardi il primo e più celebre “avvistamento” fotografico della storia, reso famoso negli anni ‘20 del secolo scorso da Sir Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes. Entrato in possesso di alcune fotografie scattate presso il villaggio di Cottingley da due bambine, Doyle rimase meravigliato vedendo che ritraevano alcune fatine in volo e persino uno gnomo che porge un fiore a una delle bimbe. Vi dedicò articoli e un intero libro, Il ritorno delle fate.

In tempi più recenti, hanno preso a circolare in rete fotografie e addirittura filmati, sempre molto sgranati e girati in pessime condizioni di illuminazione, che sembrano mostrare strani esseri. Nel 2008, in Argentina, per esempio, fece rumore un video che alcuni ragazzi avevano girato di sera in cui si vede uno gnomo, con il tipico cappello a punta, che saltella di lato. Preso sul serio, soprattutto da alcuni quotidiani inglesi, il filmato si rivelò essere una bufala.

Ma se davvero esistessero le fate e gli gnomi, bisognerebbe ogni tanto ritrovarne i resti poiché, essendo creature viventi, si presume che anch’essi prima o poi debbano morire. In realtà, non capita mai, durante una scampagnata, di imbattersi nel cadavere di una fata o di un elfo, così come invece si possono trovare quelli di altre, ben più familiari, creature dei boschi come scoiattoli, lepri o passeri.

Eppure, secondo alcuni, i corpi di alcune fate sarebbero stati effettivamente ritrovati. In un tempio buddista alle porte di Bangkok, in Tailandia, per esempio, si trova una teca di vetro al cui interno sono conservati i corpicini di quelli che sembrano in realtà due piccoli feti deformi. Qui sono conosciuti come quelli di due “Naree Pon” che, secondo le leggende locali, sarebbero incroci tra piante e animali. Nascerebbero come frutti da un albero per poi trasformarsi in bellissime creature femminili che vivono solo pochi giorni. Ma oltre a questi due “esemplari” non sembra ne siano mai stati trovati altri.

Un altro reperto, però, sarebbe stato rinvenuto in Inghilterra. Nel marzo del 2007, un uomo che portava il cane a passeggio nel Derbyshire si imbatté nel corpicino mummificato di una creatura umanoide, lunga una ventina di centimetri e dotata di un paio di ali. Il clamore che suscitò la notizia si spense solo quando si venne a sapere che si era trattato di un pesce d’aprile. La fata disidratata era infatti opera di un creatore di illusioni per prestigiatori, Dan Baines, che aveva pubblicato le foto sul sito, ricevendo oltre 20.000 visite in un giorno, e aveva rivelato lo scherzo solo il 1 aprile.

E uno scherzo sfuggito di mano furono anche le fotografie scattate dalle bambine inglesi di Cottingley. Le ragazze avevano disegnato e ritagliato nel cartone alcune sagome di fatine e uno gnomo che poi avevano fotografato usando la macchina fotografica del papà. Voleva essere solo uno scherzo innocente per i genitori, ma le foto finirono nelle mani di Conan Doyle che le prese per autentiche. Così, imbarazzate, le ragazze mantennero il segreto per cinquant’anni e solo quando tutte le persone coinvolte erano già morte, si decisero a rivelare la burla.

Ma quando l’inganno, per quanto innocente, non c’è come si spiegano gli avvistamenti? A volte, specie al buio o in un bosco, può capitare di scorgere di sfuggita qualche animale e la suggestione lo trasforma in una creatura della fantasia. Altre volte, sono le stesse fotografie a scatenare l’immaginazione: tanto più la foto è sgranata e sfocata, tanto più facilmente il nostro cervello tenta di trovarle un significato. È un meccanismo noto come pareidolia, alla base di tantissimi avvistamenti di UFO, fantasmi e fatine.

Quanto al fascicolo della Guardia forestale, il comando provinciale di Forlì-Cesena fa sapere che non esistono avvistamenti recenti e che non si tratta propriamente di un fascicolo, poiché non reca ipotesi di reato. È solo un dossier di verbali, ormai datati, di natura informativa. Tutte vicende che all’epoca fecero parlare i quotidiani locali e poi finirono nel dimenticatoio.

Tuttavia, queste storie ebbero almeno una conseguenza, quella di stimolare la nascita di un inedito filone turistico. A Bagno di Romagna, infatti, si trova un “sentiero degli gnomi”, una passeggiata tematica molto frequentata, e lo gnomo “Mentino” dà il nome a un’altra area in cui l’escursione naturalistica si mescola alla fiaba.

Forse, fate e gnomi sono solo frammenti della fantasia, ma se possono aiutare un pubblico che ormai non si stupisce più di nulla a riscoprire e a preservare le autentiche meraviglie della natura, sono i benvenuti. E poi, chi lo sa, un giorno potremmo anche scoprire che un “piccolo popolo” sconosciuto si nasconde realmente nei nostri giardini.

«In effetti, ci sono tantissime specie mai descritte sul nostro pianeta» commenta Erica McAlister, del Museo di storia naturale di Londra. «Chissà che cosa ci attende ancora. Scopriamo nuove specie in continuazione, compresi alcuni grandi mammiferi. Ma per quanto ne sappia, non si sono ancora trovate creature magiche. Anche se, potendo scegliere, a me piacerebbe molto trovare un unicorno».

Le fate “insetto”


Lo scorso anno fu ripresa da tutti i giornali la notizia che un professore di Manchester, John Hyatt, aveva fotografato per caso un gruppo di fate in volo. L’immagine mostra in effetti piccole creature alate il cui corpo ricorda quello di minuscoli esseri umani. Tuttavia, dopo avere esaminato le fotografie, Erica McAlister, esperta di insetti al Museo di storia naturale di Londra, le riconobbe come chironomidi, moscerini che somigliano a zanzare ma che hanno arti più lunghi. Possiedono un corpo più esile e zampe lunghe e sottili che, in volo, pendono verso il basso ricordando in effetti gli arti di un essere umano.


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©Stephan Getzin Wikipedia. Cerchi delle fate

I cerchi delle fate


Misteriose tracce circolari che compaiono occasionalmente nei prati facevano pensare un tempo a luoghi magici, stregati o a ritrovi di fate o elfi. Anche nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare una fata racconta al folletto Puck dei cerchi che traccia in onore della sua regina.

Tuttavia, a creare tali cerchi sono nella realtà alcuni tipi di funghi, più precisamente si tratta di basidiomiceti saprotrofi, che consumano rapidamente i nutrimenti del terreno, provocando talora la morte dell'erba.

I cerchi compaiono anche in assenza di funghi visibili perché, in realtà, il corpo di tali funghi è composto di filamenti molto sottili, non visibili a occhio nudo, che formano il micelio.

In certi casi, infine, anziché consumare l’erba all’interno del cerchio, i funghi possono emettere sostanze che favoriscono la crescita dell’erba, che sarà così più rigogliosa.