Il poltergeist che giocava con l’acqua

  • In Articoli
  • 30-03-2017
  • di Andrea Berti
img
©Pixabay
Lunedì 30 agosto della scorsa estate, Laura – responsabile di segreteria alla sede centrale CICAP di Padova – riceve una telefonata dalla signora P.: la donna ha deciso di contattare il Comitato per chiedere il nostro aiuto visto cosa sta accadendo nella casa dove vivono i suoi genitori. In famiglia sono sempre stati piuttosto scettici nei confronti di quei presunti fenomeni di cui si sente spesso parlare in TV, ma ora sono molto preoccupati per gli eventi che li hanno coinvolti: uno “spirito” si aggirerebbe per casa facendo strani scherzi. Chiede se possiamo intervenire immediatamente perché teme che possa accadere qualcosa ai suoi genitori e a sua figlia, una ragazzina di 11 anni che rimane spesso a casa dei nonni materni.

Forse si aspettava una scena in pieno stile film statunitense, nel quale si vede sbucare una Cadillac del ’59 con a bordo una squadra di “acchiappafantasmi”. Invece, molto più realisticamente, dalla sede di Padova del Comitato parte subito una mail indirizzata al Gruppo Indagini e al Gruppo Locale di appartenenza, nello specifico quello dell’Emilia Romagna. Nel giro di un’ora prendo contatti direttamente con Andrea Salsi, coordinatore del Gruppo Locale, per capire il da farsi. Viene raggiunta telefonicamente la signora P. per avere una descrizione più dettagliata dei fatti.

La signora è ancora spaventatissima, ma cerca di riassumerci la situazione. Tutto comincia da una pozza d’acqua trovata sul pavimento del bagno, nell’appartamento dei genitori della donna. Inizialmente si pensa a una perdita dovuta a una tubazione rovinata; viene quindi chiamato un idraulico il quale esclude però che si tratti di un problema di quel genere. La pozza viene asciugata e la faccenda sembra essere conclusa.

Di lì a pochi giorni, invece, altra acqua viene trovata in punti diversi della casa: sui pavimenti, sui mobili, sui letti! Le pozze si ripresentano regolarmente e compaiono improvvisamente: un giorno la tavola da pranzo, precedentemente apparecchiata, si presenta come se qualcuno ci avesse rovesciato sopra una secchiata d’acqua. Questi eventi, ci spiega la signora P., accadono proprio quando sua figlia si reca nell’appartamento abitato dai nonni; basta voltarsi un attimo o passare da una stanza all’altra per ritrovarsi poi con «circa tre centimetri d’acqua per tutta la casa, continuamente, nonostante si passi con gli stracci per asciugare». Non finisce qui: la situazione degenera ulteriormente quando al posto dell’acqua si cominciano a trovare pozze di detersivo liquido.

Ci sono numerosi testimoni, tra i quali anche l’idraulico e alcuni vicini di casa, ma nessuno è in grado di spiegare da dove escano quei liquidi e chi, o cosa, li rovesci. A questo punto viene fatta una domanda cruciale da parte nostra e cioè se è stata osservata una consistente diminuzione dei livelli del detersivo contenuto nei flaconi che normalmente abbondano in ogni abitazione. La signora P. risponde affermativamente: «i contenitori sono ormai vuoti». Questa risposta è illuminante. Abbiamo capito che il nostro poltergeist non riesce a creare dal nulla ciò che spande sul pavimento (che sia lo “spirito” di Lavoisier?) ma, almeno per ciò che riguarda i detersivi, invece di portarseli dall’aldilà, utilizza – più comodamente – quelli che trova nel ripostiglio dell’appartamento. Prende sempre più corpo l’ipotesi, molto terrena, che ci era sorta fin da subito: è possibile che c'entri qualcosa la ragazzina? Gli affezionati di questa rivista e di Scienza&Paranormale si ricorderanno certamente di alcuni casi clamorosi di presunti poltergeist, anche detti “spiriti rumorosi” perché ritenuti la causa di spostamenti inspiegabili di oggetti, di colpi e rumori misteriosi, incendi improvvisi e altro ancora. In molti casi di questo tipo, dove è stato possibile indagare, si è scoperto che all’origine di tutto c’era sempre di mezzo un adolescente (in carne ed ossa) che si divertiva a fare scherzi o, più semplicemente, compiva questi atti per attirare l’attenzione dei famigliari.

Proviamo quindi a esporre la nostra ipotesi ma la signora P. esclude assolutamente che possa essere coinvolta la figlia. La ragazzina non ha mai fatto nulla di male, è tranquilla e studiosa; ci sono comunque elementi che sono degni di nota e che possono essere fonte di stress, come il dover iniziare la Scuola Secondaria di 1° grado (le Medie, per intenderci), il fatto che la madre abbia un nuovo compagno, ecc.

Chiediamo quindi alla signora P. di fare una piccola verifica molto importante: constatare se i fenomeni misteriosi si verificano solo quando la ragazza è dai nonni o anche in sua assenza. Intanto ci si prepara per una indagine sul campo; se davvero si verificano tali fatti e nessuno riesce a capire il mistero, sarà il caso di andare a controllare portando un po’ di attrezzatura adeguata: registratori, macchine fotografiche, telecamere e… stivali di gomma!

La signora P. ci informa però che sta partendo per le vacanze con la figlia; non lo farà a cuor leggero perché è costretta a lasciare i suoi genitori in quella casa, da soli, con il poltergeist.

Se ci dovessero essere sviluppi ci contatterà e faremo immediatamente un sopralluogo. Le novità arrivano presto e non sono così impreviste: a distanza di solamente una settimana dalla prima chiamata, la signora P. ci ricontatta per comunicarci che la figlia, in lacrime, ha ammesso di essere stata lei a compiere quelle azioni in casa dei nonni; la signora ci ringrazia caldamente per averle «aperto gli occhi». Complice lo stress dovuto al fatto di frequentare la nuova scuola, la ragazza aveva cominciato tutto solo per gioco e poi non sapeva più come uscirne. Da manuale!

Ci congediamo con una certa soddisfazione per aver contribuito, forse in modo decisivo, alla svolta del mistero. La signora P., parlando dell’accaduto, spera «rimanga un episodio legato ad un gioco fanciullesco e a paure superabili». Ne siamo convinti anche noi e, probabilmente, ciò che è successo permetterà di farsi qualche sana risata tra qualche anno, quando verrà ricordato. Non ci resta che fare i nostri migliori auguri alla nostra giovane amica per un percorso di studi sereno e proficuo.