Una festa per 25 anni di avventure ai confini della scienza

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Piero Angela e i soci effettivi festeggiano i primi 25 anni di attività del CICAP sul palco del XIII Convegno
Festa. In una sola parola sono racchiuse le tre entusiasmanti giornate del XIII Convegno Nazionale CICAP tenutosi, dal 25 al 27 settembre scorsi, al Teatro Bonci di Cesena. Anche se un po’ in ritardo, il CICAP ha festeggiato in questa occasione il suo 25° compleanno e per farsi perdonare lo ha fatto in grande stile: magie, spettacoli, colpi di scena, ospiti, foto, regali e l’immancabile torta.

Sì, perché quella del CICAP è stata una festa tutta in famiglia. A fare gli onori di casa lo “storico” fondatore Piero Angela, che non si è sottratto al grande abbraccio del pubblico presente, in compagnia del Presidente Sergio della Sala, del Vicepresidente Lorenzo Montali e del Segretario nazionale Massimo Polidoro. A moderare gli interventi, la divulgatrice Beatrice Mautino, lo storico della scienza Marco Ciardi, il fisico Stefano Bagnasco, la biotecnologa Marta Annunziata e l’ingegnere Andrea Ferrero.

Chi si aspettava la seriosa conferenza scientifica sarà certamente rimasto deluso dalla frizzante ironia dei relatori, abilissimi divulgatori. Gli “invitati”, infatti, alternandosi uno dopo l’altro sul palco del teatro romagnolo, hanno regalato ai presenti i loro interventi, affrontando, ciascuno nel proprio ambito, aspetti della divulgazione scientifica e della corretta trasmissione delle informazioni, soffermandosi sulle strategie per difendersi da insidie e trappole della pseudoscienza e della disinformazione. Nell’era del digitale questo “scontro” sembra a volte impari e addirittura pericoloso, come testimoniato dalle giornaliste Silvia Bencivelli e Alice Pace che, affrontando nella loro carriera rispettivamente il caso Stamina e il tema delle scie chimiche, hanno dovuto destreggiarsi fra insulti e minacce in rete.

Disinformazione, pseudoscienza e mistificazione creano, in ambito medico, un cocktail esplosivo che miete in tutto il mondo innumerevoli vittime, determinando scelte sbagliate sia a livello istituzionale che sul piano individuale, evidenzia Lorenzo Montali, moderatore della sessione “Curarsi male per stare peggio”. A volte è addirittura la “cura” stessa a creare la malattia, come ha dimostrato lo psicologo e psicoterapeuta Armando De Vincentiis in un insolito parallelismo fra ipnosi ed esorcismo. Grande ovazione e consenso di pubblico per l’intervento del direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” Silvio Garattini che, partendo da un’attenta analisi delle tappe fondamentali del metodo di sperimentazione delle terapie, ha sottolineato quanto sia importante il ruolo dei media nel condizionare le scelte mediche da parte del grande pubblico. In presenza della relatrice e giornalista del programma televisivo “Le Iene” Nadia Toffa, il professor Garattini ha condannato fermamente la cattiva pratica di alcuni programmi televisivi di non dare il giusto spazio alla voce dei medici e alle smentite, generando pericolosa e irresponsabile disinformazione.

Ogni affermazione in ambito scientifico prima di essere trasmessa deve passare attraverso l’inesorabile filtro di rigorosi accertamenti e verifiche, cosa che non sempre accade nell’ambito dei mass media dove gli intenti di fare audience spesso prevalgono su quelli di fare chiarezza. Questo è ciò che avviene non solo parlando di vaccini o omeopatia, ma anche, per citare alcuni esempi, demonizzando gli OGM, come evidenziato dal chimico Bressanini e dalla biologa Lisa Signorile, o parlando in maniera inappropriata, secondo il giornalista di “Focus” Marco Ferrari, di concetti evoluzionistici, o, ancora, deformando e non accettando le evidenze scientifiche delle dinamiche del nostro pianeta e dei cambiamenti climatici in corso, come illustrato sapientemente dal noto geologo Mario Tozzi.

Anche l’ambito umanistico non è immune da disinformazione e “bufale”, storiche stavolta, come quelle sugli ebrei, sulle leggende di guerra e nella storia dell’arte, e da sempre il binomio pseudoscienza-potere ha creato non pochi problemi sino ad oggi, come evidenziato dal giornalista Paolo Attivissimo. Ma l’occhio del CICAP è sempre vigile, da 27 anni oramai, pronto a sondare, indagare e smascherare in ogni ambito truffatori, complottisti, pseudoscienziati e ciarlatani, facendo propria la lezione di James Randi che “solo il dubbio conduce alla comprensione”.

Tra un intervento e l’altro, sempre presente il clima di festa nella famiglia CICAP. Il dibattito con i presenti, le strette di mano con l’illustre genetista Edoardo Boncinelli, il caffè con Garattini, i workshop di illusionismo e, come in ogni compleanno che si rispetti, l’immancabile spettacolo di magia, condotto, in questo caso, da Raul Cremona e con la partecipazione al convegno del Mago Silvan in persona. Sì perché il CICAP, celebre artista del disinganno, proprio non vuole rinunciare alla magia, all’incantesimo, a quella meraviglia della conoscenza e del sapere ben stampata, come un marchio di fabbrica, negli occhi dei presenti. Magia che riunisce i tanti volontari che abbracciano la causa e si dedicano alla stessa con impegno.

E come in tutte le più grandi riunioni familiari, il giornalista Federico Taddia sfodera “l’album di famiglia” e Piero Angela, “nonno” d’eccezione, si racconta, con l'accompagnamento dell'originale violoncellista Barbara Bertoldi. Piero, che ha fatto della sete di conoscenza il suo segreto di eterna giovinezza, è anche lui un musicista del sapere alla continua ricerca dell’armonia perché, confessa lui stesso, “non ho ancora raggiunto il livello di bravura che vorrei”, intenzionato a riprendere a breve lo studio del pianoforte. “Non basta dire che Babbo Natale non esiste”, afferma il giornalista, sostenendo che oltre a demolire e smascherare falsità occorra divulgare costruendo verità, recuperando il senso di meraviglia e accendendo nel pubblico il piacere della conoscenza. Sotto gli sguardi ora nostalgici degli spettatori il padre dei divulgatori italiani esprime un desiderio, quasi segnando un passaggio di testimone, augurando ai presenti di poter continuare con grinta l’attività iniziata da quel gruppetto di folli speranzosi alla fine degli anni Ottanta. Uno sguardo al passato, dunque, per segnare a chiari tratti la direzione verso il futuro. Dulcis in fundo, è il caso di dirlo, è proprio Piero a spegnere le candeline del CICAP, un “giovanotto” ormai sulla soglia dei 30, desideroso di percorrere a grandi passi la sua strada. CICAP che crescendo ha cambiato il nome, da “paranormale” a “pseudoscienza”, mantenendo però indelebile quella “P” di passione che continua ad unire vecchi e nuovi membri della sua sempre più grande famiglia. Tanti auguri, CICAP.