Tre repliche negative per Bem

  • In Articoli
  • 13-04-2012
  • di Roberto Labanti
image
©"Richard Wiseman" www.richardwiseman.com
Dopo circa un anno, è necessario tornare per un aggiornamento sulla serie di esperimenti realizzati dal parapsicologo statunitense Daryl Bem di cui avevamo parlato una prima volta su Query[1]. Come i lettori ricorderanno, otto esperimenti su nove avevano mostrato piccoli ma statisticamente significativi risultati a favore di un’influenza anomala di tipo precognitivo, così come l’insieme degli esperimenti. Bem, professore emerito di psicologia alla Cornell University, invitava a replicare i suoi esperimenti per confermare o smentire l’effetto rilevato.
Mentre, sia in rete sia sulle più tradizionali riviste scientifiche, sta proseguendo la discussione sulle questioni statistiche e metodologiche cui accennavamo nella precedente occasione, i tentativi di replica non si sono fatti attendere: almeno cinque sono stati segnalati allo speciale registro attivato dagli psicologi Caroline Watt (University of Edinburgh) e Richard Wiseman (University of Hertfordshire) ai fini di una successiva meta-analisi. Tre di questi, relativi all’esperimento che nell’articolo originale aveva mostrato la maggior ampiezza dell’effetto, sono stati indipendentemente effettuati da Stuart Ritchie, un dottorando in psicologia dell’University of Edinburgh (dove ha fra i suoi supervisori il nostro Sergio Della Sala), dallo psicologo Chris French (University of London) e dallo stesso Wiseman. Presentati congiuntamente lo scorso settembre al convegno annuale della Society for Psychical Research (SPR), hanno coinvolto cinquanta soggetti ciascuno e hanno seguito un protocollo sperimentale e di analisi il più simile possibile a quello dell’esperimento originale: i risultati non sono diversi dai valori attesi secondo il caso e, quindi, non c’è evidenza di precognizione[2].
Il manoscritto dell’articolo è stato però rifiutato dall’autorevole Journal of Personality and Social Psychology che aveva pubblicato l’articolo originale di Bem: la rivista, infatti, non pubblicherebbe mere repliche (positive o negative) di altri studi. Per la stessa ragione è stato in seguito respinto da altre due riviste: Science Brevia e Psychological Science. Ancora una volta a colpire è stato il publication bias: l’inclinazione delle riviste scientifiche a pubblicare risultati interessanti. Interpellato dal New Scientist, Wiseman ha espresso la propria preoccupazione per quanto avvenuto: se i risultati negativi non trovano un luogo dove poter essere pubblicati, “non hai modo di sapere se l’effetto che è stato pubblicato sia o meno genuino. È un problema in psicologia, ed è un particolare problema in parapsicologia”[3]. Ed eventuali meta-analisi potrebbero essere falsate. Forse proprio per questo lo psicologo inglese ha lanciato un’idea attraverso twitter: una nuova rivista psicologica che pubblichi soltanto esperimenti con risultati nulli[4].
Richtie et al. si sono a quel punto rivolti al British Journal of Psychology, che già aveva pubblicato negli anni precedenti articoli su temi affini. Gli autori hanno però incontrato un diverso problema: secondo quanto riportato da Tom Bartlett sull’edizione web dal Chronicle of Higher Education, uno dei referee anonimi ha sollevato la questione dell’”effetto sperimentatore”, l’ipotesi descritta nella letteratura parapsicologica per la quale l’influenza inconscia dei preconcetti dello sperimentatore potrebbe influenzare i risultati ottenuti (con gli scettici che ottengono risultati nulli e i proponenti positivi). I tre autori appartengono al movimento scettico britannico (French e Wiseman sono anche Fellows dell’associazione statunitense Committee for Skeptical Inquiry, matrice del nostro CICAP) e l’editor della rivista, seguendo il parere del revisore, ha richiesto che fosse eseguito un nuovo esperimento, questa volta affidato a un sostenitore dell’esistenza di una qualche forma di cognizione anomala. Gli autori, uno dei quali (W.) aveva in precedenza proprio lavorato sull’effetto sperimentatore con risultati complessivamente negativi, si sono rifiutati perché, nell’eventualità dell’esistenza di tal effetto, il design sperimentale ideato da Bem era già costruito per limitarlo[5].
L'articolo è stato infine pubblicato, proprio mentre stiamo andando in stampa, su Plos One[6]. è stato anche annunciato che una meta-analisi è in corso di realizzazione. In futuro, sarà necessario tornare ancora sulla questione.

Note
1) Percezione del futuro o artefatto metodologico?” Di Roberto Labanti, Query 4, inverno 2010.
2) http://www.spr.ac.uk/main/page/conference-abstracts-2011#ritchie
3) http://www.newscientist.com/article/dn20447-journal-rejects-studies-contradicting-precognition.html
4) http://twitter.com/RichardWiseman/status/163655654932877312
5) https://chronicle.com/blogs/percolator/wait-maybe-you-cant-feel-the-future/27984
6) Ritchie, S. J., Wiseman, R. & French, C. C. 2012. Failing the Future: Three Unsuccessful Attempts to Replicate Bem’s ‘Retroactive Facilitation of Recall’ Effect. PLoS ONE, vol. 7, no. 3, e33423, pp. 1-5, doi:10.1371/journal.pone.0033423