Benvenuti alla scuola degli antimaghi

Sembra il set di Harry Potter, è una villa nel Padovano. Tra i banchi, impiegati e professori. In cattedra, esperti e prestigiatori. Obiettivo: sventare le truffe del paranormale. Dov'è il trucco?


ALBIGNASEGO (Padova). "C'è il trucco, c'è l'inganno", ripeti mentalmente mentre il cucchiaino comincia a piegarsi davanti ai tuoi occhi come fosse di burro, sotto la lieve carezza di un polpastrello. C'è sempre il trucco, è proprio questo che ti insegnano qui, alla scuola degli scettici: probabilmente l'unica nel mondo che insegni come demolire scientificamente le spacconate dei sedicenti maghi, le truffaldinerie dei presunti veggenti, i miracoli dei guaritori interessati.
C'è il trucco, c'è l'inganno, ma santo cielo, dove? Come? II cucchiaino è ormai ricurvo come un gancio, a un palmo dal tuo naso. "C'è il trucco", dici anche ad alta voce, poco convinto, solo per non fare (direbbe Harry Potter) la figura del babbano. "Certo che c'è il trucco", conferma Mariano, consegnandoti quel pezzetto di acciaio inox così contorto che per raddrizzarlo ci vuole un po' di sforzo. E quale sarebbe il trucco? Lui sorride: "I prestigiatori non svelano mai i loro segreti".

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Prestigiatore? In verità Mariano Tomatis, 24 anni, di mestiere fa l'informatico all'Ausl di Torino, città magica quant'altre mai. A tempo perso però si esibisce nelle festicciole con i suoi numeri: "Lettura del pensiero, telepatia, parole in busta chiusa... La piegatura dei cucchiaini è un extra, come specialità io sono un mentalista". Ma cosa ci fa un prestigiatore tra i banchi della scuola degli anti-maghi. L'autolesionista? No, fa quello che tutti i grandi illusionisti nella storia della prestidigitazione hanno fatto prima di lui, dal grande Houdini fino al mago Silvan (Sim-sala-bim! L'avreste detto?): troppo orgogliosi delle proprie abilità manuali per attribuirle al soprannaturale, studiano tutti i modi per smascherare ì truffatori e aprire gli occhi agli ingenui. E qui alla scuola degli antamaghi si studia sodo. Un anno di "Corso di indagine scientifica sul presunto paranormale", teorico-pratico, otto weekend full-immersion a Padova più compiti a casa, esame, tesina e convegno conclusivo in autunno. Un'idea del Cicap, il Centro per il controllo delle affermazioni sul paranormale, club di convintissimi scettici fondato una dozzina d'anni fa da Piero Angela, che ne è tuttora il nume tutelare.
"Duecento casi risolti in dieci anni", annuncia con orgoglio il segretario Massimo Polidoro, che ne ha raccontati una sessantina in un libro, Investigatori dell'occulto, scritto assieme a Luigi Garlaschelli, un docente di chimica all'università di Pavia, che per smitizzare i fachiri ha imparato a sgranocchiare lampadine, benché "il sapore non sia poi così speciale",
La scuola dei babbani, allora? "Al contrario": Paola De Gobbi oltre che coordinatrice della rete nazionale dei circoli Cicap è una mamma, e la professione di scetticismo non le impedisce di appassionarsi leggendo a sua figlia Chiara le storie del maghetto della Rowling.
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"Questa è proprio la scuola di Hogwarts, la scuola di Harry Potter, la scuola che insegna le magie. Ma per insegnarle deve smontarle e spiegarle". Nei saloni luminosi (in questo caso anche Illuministi di una villa settecentesca di AIbignasego. Polidoro e Garlaschelli accolgono i venti studenti. Numero chiuso. "Troppe richieste". E pagano pure, per laurearsi in scetticismo. "Soldi ben spesi", assicura Simone Capeleto, studente d'ingegneria a Padova, "l'imbroglio è in agguato in ogni momento della vita quotidiana. Se impari a smascherare un falso guaritore, sarai meno indifeso anche davanti a un telegiornale".
"Smascherare" è l'ambizione di questi aspiranti investigatori da X-Files. Tanto ardente che Polidoro deve moderare gli entusiasmi: "Non dovrete essere aggressivi e dogmatici, ma solo curiosi. "Dici che sai volare? Bene, vediamo". Ci vuole rispetto anche per chi sostiene di avere poteri paranormali. Nove volte su dieci sono in buona fede". Sennò non verrebbero a farsi "controllare" dal Cicap, e invece vengono, a decine ogni anno: mummifìcatori di uova, conversatori coi defunti, spostatori di oggetti col pensiero. "Molti se ne vanno delusi quando scoprono di non essere ultradotati. Molti se ne vanno sollevati: possedere poteri magici in fondo spaventa. Molti se ne vanno ancora convinti: pazienza".
Ad ogni studente è stato assegnato un mistero ancora irrisolto: un paio di segnalazioni di Ufo, il sangue di San Pantaleone (un emulo salernitano di San Gennaro), un certo Nicola Cutolo le cui mani "emettono bio-fotoni", la salita stregata di Tarcento (una strada che le auto in folle risalgono da sole come fossero in discesa), qualche caso di poltergeist, un rabdomante o due eccetera. Poi, scoperchiato l'occulto, razionalizzato il mistero, spiegato l'inspiegabile, i venti studenti torneranno a fare quel che fanno normalmente.
Nessuno di loro ha la carriera di Dylan Dog come progetto di vita. I motivi per studiare scetticismo sono mille, uno diverso dall'altro. Per Paolo Tempestini, bancario di Mestre, è l'autodifesa: "Tendenzialmente io crederei a tutto". Per Ivana Taverni, consigliere di quartiere a Modena, è l'impegno civile: "Certe cose che sembrano innocue possono fare gravi danni ai cittadini, io devo sapere come comportarmi quando mi propongono di finanziare un corso di pranoterapia o di filosofie orientali". Per Matteo Rampin, psichiatra, è la crescita professionale: "lo già lavoro con 1'autoipnosi, voglio capire se le tecniche dell'inganno hanno un possibile uso terapeutico".

Ma lo scetticismo è bello anche in sé, non è necessario averne in mente un uso pratico. Si può studiare antimagia per convinzione filosofica, come fa Antonio Zucchini, analista informatico napoletano, associato all'Unione atei agnostici razionalisti, un nipotino di Voltaire: "Basta accendere la televisione per capire quanto stiamo scivolando verso l'irrazionalità, e non parlo solo dei cartomanti. Sono un ambientalista, ma perfino gli ecologisti hanno ormai sostituito Dio con la Natura". Oppure si può studiare scetticismo per vocazione: "Da bambino", spiega Roberto Marmo, ricercatore sulla visione artificiale all'università dì Paria, " i miei amici giocavano col trenino, io invece lo smontavo per capire come mai si muoveva da solo".
Scettìco nato? "Sì, ma scettico non vuol dire freddo e insensibile. La scienza è così appassionante da sola che non c'è bisogno di rivestirla di magia". Sui banchi della scuola degli increduli, tra libri e dispense, spuntano oggetti bizzarri: sfere di cristallo, madonnine piangenti sangue, un "fossile di fata" completo di alucce, un "cadavere di alieno" che è solo un pesce, una razza per la precisione, abilmente tagliuzzata. Sono relitti di creduloneria, scorie di irrazionalità, prove della volontà pervicace dell'uomo di credere nell'incredibile. Forse, come sostiene l'etologo Danilo Mainardi, l'homo superstitiosus ha avuto bisogno della fantasia irrazionale per sviluppare la sua intelligenza. Ma adesso rischia di esserne travolto.
"Dopo decenni di insegnamento credevo di essere una persona razionale", racconta Aldo Sajni, professore di lettere in pensione tornato studente a 60 anni, "poi un giorno mi invitarono a una seduta spiritica, una di quelle col piattino. Be', stavo per crederci. Poi uno, ridendo, svelò il trucco. E io m'infuriai. Con me stesso. Non siamo mai abbastanza al riparo dalla creduloneria".

MICHELE SMARGIASSI


Il Venerdì di Repubblica, 25 gennaio 2002.