L'esercizio legale della parapsicologia

Volume disponibile online al sito www.alfiodelarealidad.com.ar

  • In Articoli
  • 10-01-2006
  • di Francesco D'Alpa

Un manuale insegna ai parapsicologi come difendersi dai detrattori e sul perché ambire ad un riconoscimento accademico delle proprie discipline. Volume disponibile online al sito: www.alfilodelarealidad.com.ar


Gustavo Fernández è il direttore del "Centro di armonizzazione integrale", un'associazione argentina che si occupa di parapsicologia e discipline correlate; ed oltre all'ordinaria attività di consultazione, svolge corsi (residenziali ed on-line) volti al conseguimento della qualifica di "Professore di Parapsicologia".

Nell'ambito di questa attività, oramai più che venticinquennale, Fernández ha sentito l'esigenza di redarre un vero e proprio manuale di "autodifesa" della sua professione dalle accuse dei detrattori e dalle possibili denunce legali. La lettura di questo manuale, disponibile sul sito del Centro (www.alfilodelarealidad.com.ar ) è oltremodo istruttiva sull'atteggiamento dei "paranormalisti" non solo nei confronti dei loro oppositori, ma anche rispetto alla loro materia e fra di loro "colleghi", e ci può aiutare a capire quali siano i punti critici della loro posizione teorica e quali le argomentazioni proposte a propria difesa.

Tanto per capirci, occorre innanzitutto precisare di cosa si occupino questi soggetti. Ci viene incontro il programma di un corso pubblicizzato dallo stesso centro; un calderone in cui sta proprio tutto: parapsicologia, occultismo, UFO, culti afroamericani, civiltà scomparse, revisionismo storico, piramidoterapia, medicine alternative, divinazione, numerologia e quanto altro, nessuna "scienza" alternativa esclusa.

Il saggio inizia con una sorta di lamentazione, per il fatto che, a giudizio dell'autore, "non basta tenere sane motivazioni spirituali [...] per evitare ostacoli e inconvenienti di ogni genere"; poi egli esprime la convinzione che questo lavoro consentirà ai suoi figli di "potersi sentire sempre orgogliosi della professione del loro padre". Nulla di nuovo sotto il sole, in quanto riemerge sempre l'antico tema dell'eroe posto di fronte al mondo ostile, e se meglio si crede, della "giustificazione per mezzo della fede", che sotto varie spoglie si vuole nobiliti qualunque azione (dalla lotta politica anche più estrema alle aspirazioni intellettuali) sottraendole di fatto (se possibile) all'ambito del giudizio e della giurisdizione ordinaria. Infatti, sottolinea l'autore, "le azioni private degli uomini, qualora non danneggino né offendano terzi, debbono rispondere solo a Dio ed alla propria coscienza".

Chi può avercela con i paranormalisti? Quanti agiscono con una "competenza sleale, un'impostazione fanatica e manichea [...] non pensano come noi o, semplicemente [hanno] la morbosa soddisfazione di pregiudicare la vita al prossimo". Ma il danno per i parapsicologi non verrebbe solo dagli scettici di professione, in genere (secondo lui) assolutamente ignoranti della materia, ma anche da chi si pasce del paranormale per scopi di audience, i giornalisti della carta stampata ed ancor più quelli della televisione, che organizzano talk-show in cui più che esprimere delle idee conta catturare l'attenzione con brevi (insoddisfacenti) interventi, preferibilmente iterati in più passaggi televisivi. Argomenti triti e ritriti: non i paranormalisti contro l'ordine più logico delle cose, ma tutti "ingiustamente" contro loro, apostoli della verità!

Da ciò deriva che innanzitutto i paranormalisti dovrebbero sbarazzarsi di quanti, "elementi clandestini ed opportunisti", anche all'interno delle loro file, "disonorano" la professione, per ignoranza sulla vera dottrina o perché mirano al successo mediatico ed all'arricchimento personale. Cosa invero non facile, giacché non essendovi alcun vero riconoscimento giuridico della professione, non possono esistere ordini professionali con capacità sanzionatoria nei confronti degli iscritti (come invece accade per molte professioni intellettuali).
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Veniamo alla pratica. Un paranormalista deve sapere innanzitutto due cose: che nessuno può essere condannato per avere fatto qualcosa che non è proibito dalla legge, e che, peraltro, chiunque può essere denunciato, anche se ingiustamente. Dal che derivano due norme di condotta fondamentali: la prima, di non fare mai nulla che vada contro le leggi; la seconda, di fare apparire la propria attività quanto più possibile legittima sia nella forma che nella sostanza. Il parapsicologo praticante deve essere ben cosciente che l'esercizio delle proprie attività non è affatto illegale (e che ogni ipotesi contraria nasce solo da pregiudizio ed ignoranza delle norme legali), purché esse rimangano tali ed non invadano il campo altrui; e non deve sottovalutare il peso di una eventuale denuncia, poiché i giornali ne riportano sempre con enfasi gli estremi mentre poi non hanno alcun interesse a operare le dovute rettifiche, con evidente danno per l'accusato. È bene allora per chi vuole aprire uno studio di consulenza parapsicologica, farsi pubblicità definendosi per quello che è, non usare pseudonimi o nomi d'arte, avere correttezza dal punto di vista fiscale. Se così avviene, nessuno può sollevare obiezioni di sorta.

Un'ampia parte del saggio di Fernández si occupa dei rapporti fra parapsicologia e scienze accademiche. Dapprima egli sottolinea quale sia l'interesse della gente per questi fenomeni, che hanno sempre stuzzicato la fantasia e suscitato emozioni; poi ricorda come le pratiche mediche alternative abbiano trovato un certo riconoscimento anche presso l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che le ha incoraggiate nei paesi in via di sviluppo, "per coprire le deficienze del [sistema sanitario] e le carenze fisiche e psichiche di una certa popolazione"; quindi entra del merito del presunto ingiusto ostracismo preconcetto della scienza accademica verso le discipline alternative, e lo fa trattando il caso storico dell'iniziale opposizione del mondo accademico alla psicologia e alla psicanalisi, qui prese ad esempio in funzione di cavallo di Troia, per potersi definire vittima di una colpevole sperequazione di giudizio. Secondo Fernández, la psicologia e la psicoanalisi sono state avversate dalle scienze accademiche, fin dal loro sorgere, in quanto ritenute antiscientifiche; e proprio le opere di Freud testimonierebbero di come egli lottasse contro l'establishment, esattamente come fanno oggi i parapsicologi; solo che, nonostante neanche oggi la psicoanalisi sia unanimamente accolta come scienza, essa è entrata nelle università e ha una sua dignità sociale e un pieno riconoscimento legale. Perché questa discriminazione allora? Sicuramente, per Fernández, per oscurantismo culturale, ma non solo. Dietro l'ostracismo ci starebbe la difesa di interessi consolidati: delle associazioni mediche contro le medicine alternative; degli psicologi contro i guaritori spirituali; delle Chiese riconosciute contro i culti tradizionali.

Poi, l'attacco di Fernández contro le istituzioni si fa più serrato: cosa promette la medicina? Forse la guarigione? Certamente no; trattandosi di un' "arte" essa può solo tentare di aiutare la guarigione: e perché allora i medici, che conoscono la propria materia, si possono chiamare "dottori" mentre i parapsicologi, che conoscono la loro, non possono fare altrettanto? Senza mezzi termini Fernández consiglia ai propri colleghi di usare tranquillamente il titolo di "dottore" o "professore", potendosi appellare, in caso di denuncia per "appropriazione indebita di titoli e onori" alle giustificazioni di cui sopra; nella peggiore delle ipotesi, saranno comunque condannati solo ad una piccola multa!

Superati con questi escamotage gli ostacoli legali, comincia la vera e propria invasione del campo avverso, con particolare obiettivo l'ambito medico. Innanzitutto vengono stigmatizzate le obiezioni dei medici "nella cui attività intellettuale non ha avuto mai posto il paranormale" e che per questo non hanno diritto di parlarne più di quanto ne abbiano a loro volta i paranormalisti rispetto alla medicina. Secondo Fernández, ad esempio, non è possibile tracciare un limite netto fra ipnosi e suggestione (quale utilizzata ad esempio dai gruppi spirituali e per nulla perseguita dalla legge) e dunque perché si dovrebbe vietare la "cura spirituale" ai paranormalisti? Ma ecco l'altro cavallo di Troia, il più importante dei consigli: "non affermare mai di curare malattie. Solo che tu armonizzi energeticamente e che, per effetto collaterale o carattere transitivo, il tuo consultante sembra essere divenuto asintomatico. La armonizzazione [...] non è contemplata nel Codice Penale", e dunque non è proibita! In pratica, Fernández sceglie di muoversi in assoluta ambiguità: è opportuno non volere sembrare medico ai medici, ma cercare di apparirlo il più possibile ai "pazienti". Il canovaccio è quello abituale di tutte le discipline alternative più "primitive", come ad esempio la naturopatia classica, che vorrebbe ristabilire equilibri energetici piuttosto che combattere meri fenomeni organici.

Questa doppiezza nell'affrontare un campo d'azione pratico si ritrova in altri contesti. In quello religioso, ad esempio, in quanto il parapsicologo "orientatore spirituale" cerca di presentarsi come una sorta di autorità religiosa, e per questo invoca la libertà di culto contro possibili "discriminazioni religiose"; o nel campo della astrologia, nel quale l'atteggiamento di difesa è quello di non affermare mai che si "predice il futuro" (sanzionabile penalmente) ma piuttosto che tramite i tarocchi si possono conoscere le "tendenze dominanti". Ma a queste cose siamo abituati, da quando i paranormalisti si sono fatti ovunque più accorti di fronte alla legge.

Ma perché la parapsicologia non viene riconosciuta legalmente? Secondo Fernández per quanto siano in molti fra i politici ad usufruirne, mai nessuno di loro proporrà un progetto che la legittimi in pieno, anche perché essi non sarebbero capaci di ammettere pubblicamente il loro interesse. Va notato peraltro che, sempre secondo Fernández, il riconoscimento della parapsicologia non avrebbe solo conseguenze positive; esso comporterebbe l'accreditamento di troppi sedicenti parapsicologi, senza un "valido" curriculum formativo; ciò anche perché, secondo lui, la parapsicologia che si pratica ordinariamente, quella che il grande pubblico conosce, non è la "vera" parapsicologia. E d'altra parte, anche la parapsicologia di cui ci si occupa in certe università, non è essa stessa (per difetto) "vera" parapsicologia, in quanto studia semplicemente la produzione spontanea di fenomeni di percezione extrasensoriale e psicocinetici e non l'ampio ventaglio di altri argomenti, come la predizione con il pendolino, l'uso delle piramidi, i lavori con le carte e le comunicazioni con gli angeli.

Il primo impulso, di fronte a questo materiale, sarebbe quello di risparmiarsi la fatica di leggerlo. Ma occorre farlo, con attenzione, se si vuole cercare di comprendere meglio il mondo del paranormale; vi si può infatti riconoscere il marchio indelebile (e per noi oggetto di studio) di errori arcani che continuano a perpetuarsi e soprattutto il puzzo di una impostura, a mio avviso perfettamente cosciente, che cerca di rendersi bella a se stessa.